La futurologia: fantascienza o realtà aziendale?

 

Il 25 settembre abbiamo partecipato all’evento Be Innovation organizzato da Bollino Etico Sociale e siamo entrati in contatto per la prima volta con una materia a noi sconosciuta e che per molti potrebbe sembrare uscita da un film di fantascienza: la futurologia.

A spiegarci la materia: Roberto Paura, futurologo e innovatore, che fin da subito ha catturato la nostra attenzione e stimolato la nostra curiosità, tenuto conto anche del periodo in cui ci troviamo dove il futuro ci appare sempre più imprevedibile.

 

Ma che cos’è quindi la futurologia, disciplina che sta diventando di forte interesse in Italia e strumento utilizzato dagli Stati Uniti già negli anni ’60?

 

La futurologia si occupa di futuro e probabilità e come tale non può essere definita una scienza poiché  né esatta né misurabile.

Il termine in inglese Futures studies, al plurale, esprime e descrive in maniera molto più dettagliata, rispetto al suo corrispettivo italiano futurologia, ciò di cui si occupa la materia.

La disciplina infatti, parte dalla convinzione che il futuro non possa essere unico e che non si possa prevedere perfettamente al 100%, ma nonostante ciò, con metodologia e creatività  è possibile costruire ed anticipare diversi scenari che potrebbero accadere nel lungo periodo. Per fare ciò quindi il futurologo studia i mega trend, ossia le grandi tendenze del presente e come queste impattano sul futuro.

 

Le migliori previsioni dei futurologi sono quelle che non si realizzano, infatti se il loro lavoro è anticipare gli scenari possibili devono far in modo che i peggiori vengano evitati.

I futurologi quindi mettono in “guardia” gli esponenti politici affinché comprendano come determinate tendenze possano influire sul futuro e quali azioni intraprendere perché questo non avvenga (es: Agenda 2030).

 

Un evento come quello della pandemia da Covid-19 viene definita dai futurologi “cigno nero” ossia quell’avvenimento che è difficile che si realizzi, che viene sottovalutato poiché quasi del tutto improbabile ma che se accade, è in grado di sconvolgere le vite di tutti in maniera radicale.

Già da tempo come afferma Roberta Paura, anche in una recentissima intervista nel podcast Muschio Selvaggio del 5 ottobre 2020, la futurologia parlava della possibilità di questo evento ma nessun governo o azienda ne ha tenuto conto e/o ha inserito all’interno della propria sezione di Crisis, dei modelli in grado di poter superare rapidamente tale scenario.

 

Proprio per questo la futurologia che ricordiamo, non tira ad indovinare o si limita ad “osservare le stelle”, ma studia le persone, la società e i suoi cambiamenti su larga scala, inizia sempre di più a lavorare a stretto contatto con i grandi poteri mondiali e le multinazionali.

Nella Silicon Valley infatti, continuando sulla linea della Futorologia Politica introdotta negli USA durante la Guerra Fredda, c’è un fortissimo interesse per il futuro e ogni azienda ha il proprio futurologo di fiducia.

 

La futurologia in azienda

Ma cosa fa un futurologo in azienda?

Innanzitutto la sua consulenza è su ampia scala ossia cerca di dare un’immagine dell’impresa da li a 10-15 anni; poi proprio come fa per il contesto socio-economico globale, va ad analizzare e a riportare all’attenzione del management i mega trend che avranno un impatto sul business dell’impresa stessa. Lavorando sulle “anticipazioni” il futurologo descrive le azioni e le politiche più corrette che l’azienda dovrebbe introdurre ed intraprendere per gestire o anticipare i trend per non subirne passivamente le conseguenze.

 

In sintesi la futurologia permette alle amministrazioni di prendere delle decisioni ottimali a lungo termine tenendo in considerazione moltissimi fattori, interni ed esterni all’organizzazione.

 

Anche in Italia, questa disciplina sta crescendo e proprio per questo l’Università di Trento, ha recentemente avviato un Master di secondo livello in ‘Previsione Sociale’, indirizzato non a studenti in cerca del primo lavoro, quanto invece a professionisti già inseriti in azienda che vogliono avere una visione più ampia di ciò che potrebbe accadere all’interno delle organizzazioni.