Piani di welfare: qual è quello più adatto alla mia azienda?
I piani di welfare rappresentano oggi uno degli strumenti più strategici per migliorare la qualità della vita dei lavoratori, ottimizzare i costi aziendali e rafforzare la competitività delle imprese, soprattutto per le PMI. Ma scegliere il piano welfare giusto non è solo una questione fiscale: significa costruire un sistema sostenibile, efficace e coerente con i bisogni reali delle persone e gli obiettivi dell’organizzazione.
In questo articolo scoprirai:
Che cos’è un piano di welfare aziendale?
Un piano di welfare aziendale è un insieme organizzato di benefit e servizi, messi a disposizione dei dipendenti da parte dell’azienda, con lo scopo di migliorarne il benessere personale, familiare ed economico. Questi benefit possono essere:
- Monetari o in natura
- Obbligatori (previsti da CCNL o accordi) oppure volontari
- Offerti in forma standard o personalizzata tramite credito welfare
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La normativa italiana (artt. 51 e 100 del TUIR) stabilisce le condizioni per cui i benefit sono esenti da tassazione, sia per l’impresa che per il lavoratore.
Le principali tipologie di piani di welfare
Esistono diverse tipologie di piani di welfare aziendale, ciascuna caratterizzata da specifiche logiche di attivazione, vincoli normativi e finalità strategiche. I piani possono essere classificati in tre categorie principali.
Il welfare contrattuale è quello definito all’interno dei contratti collettivi nazionali o integrativi: in questo caso, l’azienda ha l’obbligo di erogare benefit previsti dalla contrattazione di riferimento, che spesso stabilisce anche importi minimi, scadenze e categorie di beneficiari.
Il welfare di produttività, invece, si lega al raggiungimento di specifici obiettivi aziendali o individuali, come il miglioramento delle performance o il superamento di determinati KPI: in questo caso, l’erogazione dei benefit è subordinata a risultati misurabili e può rientrare nell’ambito dei premi di risultato convertibili in welfare.
Infine, il welfare puro rappresenta l’approccio più libero e proattivo: si tratta di iniziative attivate volontariamente dall’azienda, senza vincoli contrattuali o legami con la produttività, con l’obiettivo di migliorare il benessere organizzativo e sostenere i dipendenti in maniera continuativa, attraverso servizi e rimborsi personalizzati.
I piani di welfare possono essere classificati in diverse tipologie, in base a struttura, finalità e modalità di erogazione utilizzano i seguenti strumenti e servizi di welfare:
1. Fringe benefit
Benefit in natura di valore contenuto, come:
- Buoni carburante
- Buoni spesa o shopping
- Rimborso utenze domestiche
- Rimborso affitto o mutuo prima casa
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Nel 2025, sono stati esentati fino a 1.000 € annui (2.000 € per chi ha figli a carico).
2. Flexible benefit
Credito welfare spendibile in servizi legati a istruzione, sanità e assistenza sanitaria, sport, viaggi, cura dei familiari, previdenza integrativa. Non prevedono tetti di esenzione, ma sono vincolati a finalità precise.
3. Piani misti
Unione tra fringe e flexible, per ottimizzare i vantaggi fiscali e offrire più libertà al lavoratore.
Obiettivi di un piano welfare aziendale
Un piano di welfare non è solo un modo per risparmiare o migliorare il clima aziendale. Può diventare una leva concreta per:
- Migliorare il benessere organizzativo: servizi e rimborsi migliorano la qualità della vita, riducono lo stress e aumentano la soddisfazione.
- Fidelizzare i collaboratori: chi si sente ascoltato e supportato, resta.
- Attrarre nuovi talenti: oggi, un pacchetto retributivo competitivo passa anche dai benefit extra-salariali.
- Aumentare la produttività: collaboratori più sereni e motivati lavorano meglio.
- Ottenere vantaggi fiscali e contributivi: welfare è deducibile per l’azienda e non tassato per i dipendenti, se fatto secondo norma.
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Sempre più spesso, i piani di welfare sono integrati nelle strategie aziendali ESG (Environmental, Social, Governance), per:
- S (Social): migliorare l’impatto sociale dell’impresa, supportando lavoratori e comunità.
- G (Governance): promuovere politiche trasparenti, inclusive, basate sul benessere e sulla partecipazione.
- E (Environmental): sostenere comportamenti virtuosi, come mobilità sostenibile, digitalizzazione, riduzione della carta.
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Integrare il welfare con i criteri ESG aumenta il valore reputazionale dell’azienda e migliora l’accesso a finanziamenti, investitori e partnership etiche.
Svantaggi e criticità del welfare aziendale
Nonostante i numerosi vantaggi, il welfare aziendale può presentare anche delle criticità, che è bene conoscere per gestirle in modo consapevole:
Per le aziende
- Costi di progettazione e attivazione, soprattutto se mancano strumenti digitali
- Complessità normativa e necessità di supporto specialistico
- Esclusione di alcuni benefit per categorie particolari (es. collaboratori non subordinati)
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Per i lavoratori
- Mancanza di liquidità immediata (benefit ≠ denaro)
- Percezione di disuguaglianze se i benefit non sono ben calibrati
- Servizi poco utilizzabili o non desiderati
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Step per progettare un piano di welfare efficace
Per realizzare un piano di welfare efficace e sostenibile, serve un approccio strutturato e progressivo:
- Analizzare CCNL e normativa vigente: Verifica se esistono obblighi contrattuali o di secondo livello.
- Definire gli obiettivi aziendali: Vuoi migliorare la retention? Aumentare la produttività? Ridurre il turnover?
- Stanziare un budget: Individua la cifra disponibile e valuta la sostenibilità nel tempo.
- Coinvolgere i lavoratori: Raccogli i bisogni reali (sondaggi, focus group, incontri).
- Progettare l’offerta: Seleziona beni e servizi nelle aree più rilevanti: scuola, sanità, mobilità, tempo libero…
- Definire le regole interne: Redigi un regolamento welfare chiaro, trasparente e conforme.
- Implementare una piattaforma digitale: La tecnologia semplifica tutto: gestione, accessi, rendicontazioni, supporto.
- Comunicare e formare: Spiega ai lavoratori come funziona il piano, come accedere e a chi rivolgersi.
- Monitorare e ottimizzare: Analizza risultati, ascolta i feedback e migliora anno dopo anno.
Perché affidarsi a Happily per gestire il welfare aziendale
Il piano di welfare aziendale più adatto dipende dalle esigenze specifiche dei tuoi dipendenti e dagli obiettivi della tua azienda.
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FAQ –Domande frequenti sui piani di welfare aziendale
Appaiono come voce separata, ma non influiscono sul netto in busta se sotto soglia.
Un piano di welfare aziendale ben strutturato migliora il clima aziendale, aumenta la fidelizzazione, riduce il turnover e porta vantaggi fiscali sia all’impresa che ai dipendenti. Nelle PMI può essere una leva competitiva concreta anche con budget contenuti.
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Il piano ideale dipende da diversi fattori: contratto collettivo applicato, numero di dipendenti, budget disponibile, obiettivi aziendali e bisogni reali delle persone.
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I più comuni sono buoni spesa, rimborso bollette, spese scolastiche, sanitarie, trasporto pubblico, sport e tempo libero. I piani di welfare possono includere fringe benefit, flexible benefit e servizi personalizzati.
No, non sempre. Diventa obbligatorio solo se previsto da specifici CCNL, accordi di secondo livello o regolamenti interni formalizzati.
Verifica se la tua azienda rientra tra quelle con obblighi attivi con un esperto Happily.
Il costo dipende dal budget che l’azienda sceglie di destinare. La buona notizia è che molti strumenti sono esenti da tassazione, quindi più convenienti rispetto a un bonus in busta paga.
Bastano: analisi contrattuale, definizione del budget, individuazione dei bisogni dei lavoratori e attivazione di una piattaforma.
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