Un numero sempre più elevato di neomamme lascia il lavoro nei primi tre anni di vita del figlio, ma cosa possono fare le aziende per contrastare questo fenomeno sociale? La risposta è Welfare e valorizzazione del personale!

 

Neomamme e lavoro: i dati

Secondo i dati che arrivano dall’Ispettorato del Lavoro, nel 2019 sono 37.611 le neomamme che hanno deciso di abbandonare il proprio impiego. La loro scelta nella maggior parte dei casi è volontaria e deriva, spesso, dall’impossibilità di conciliare la vita professionale con quella familiare, soprattutto per quei nuclei che non possono avere il supporto di nonni o altri familiari, e che non riescono a sostenere i costi degli asili nido o dei servizi di baby-sitting.

L’età delle mamme che lasciano il lavoro è molto significativa: il 75% sono donne con età compresa tra i 34 e i 44 anni e tra i 29 e i 34 anni. Un dato davvero allarmante perché sono lavoratrici al massimo delle loro potenzialità che le aziende non valorizzano “gettando via” la loro competenza. Infatti, un dato significativo riguarda il part-time, la percentuale di accoglimento di questa richiesta è stabile da circa due anni e nel 2019 su 2.085 domande ne sono state accolte solo 436.

 

Maternità e diritti

Tuttavia, esistono decreti a tutela come l’art. 56 D.Lgs. 151/2001 che favorisce il rientro delle neomamme sul posto di lavoro con lo stesso ruolo e mansioni che avevano prima di andare in maternità.

Inoltre per facilitare la conciliazione dei tempi di vita e lavoro il D.Lgs. 80/2015 ha reso più flessibile la richiesta di congedo parentale, precedentemente affidata in via esclusiva alla contrattazione collettiva nazionale. In assenza di una regolamentazione collettiva o aziendale, il lavoratore può scegliere la modalità di fruizione del congedo, richiedendo permessi giornalieri o singole ore.

Nonostante ciò, a volte questo non accade, soprattutto nelle piccole realtà in cui la dirigenza fronteggia l’assenza temporanea dell’occupata modificando l’organigramma, ridistribuendo le attività fra i dipendenti o procedendo ad una nuova assunzione: il problema maggior è che una percentuale alta di queste mamme non torna più a lavorare.

Le neomamme spesso infatti vivono la frustrazione di dover rinunciare alla carriera e alcune donne si ritrovano ad avere una minor stima di loro stesse e delle loro potenzialità, a sentirsi in colpa, ad avere difficoltà a riallacciare i rapporti di lavoro o a razionalizzare la sua nuova vita e le difficoltà che incontra.

 

Cosa possono fare le aziende

Le aziende dovrebbero contrastare questo fenomeno, conservare le lavoratrici madri e supportarle in tutto il periodo di maternità, in primo luogo affinché non vi sia un continuo ricambio di risorse e dispendio di energie nel formare nuovo personale, in secondo luogo con lo scopo di valorizzare ogni risorsa generando all’interno della loro realtà relazioni basate sulla fiducia e sulla reciprocità.

Una soluzione efficace per sopperire a questo problema è introdurre all’interno delle aziende un piano di Welfare che sia in grado di definire quali siano le esigenze dei proprio dipendenti, con particolare attenzione alla condizione della donna-madre e dare risposte in termine di benessere a 360°, ossia non solo a livello economico ma anche motivazionale, con percorsi psicologici e/o corsi di reinserimento post maternità.

Inoltre, per un’azienda che decide di fare Welfare è importante creare una rete di Welfare Territoriale in modo da condividere il supporto a queste neomamme con altre aziende o strutture. Un lavoro che richiede uno sforzo notevole ma che ha un enorme ritorno, sono moltissimi gli studi che lo dimostrano: attuare queste misure consentono alle donne di impegnarsi nella propria carriera alleggerite di alcuni impegni legati alla vita familiare e permette di aumentare tutto il proprio potenziale con ricadute rilevanti sul successo aziendale.

La nostra proposta. Happily ed À-Valore

La nostra piattaforma, in linea con la Normativa Welfare, offre la possibilità a tutte donne/madri di usufruire del rimborso per le spese sostenute per il servizio di baby-sitting o per le rette degli asili nido e per tutte le spese scolastiche a venire.

Attraverso un’attenta analisi, costruiamo ambienti di lavoro sereni che migliorino  il benessere dell’azienda e delle sue persone,  consigliando quindi  ai datori di lavoro di attuare politiche più flessibili nei confronti di diverse categorie,  in questo caso delle neomamma e/o dei neopapà favorendo l’accettazione delle loro richieste (part-time, congedo).

Inoltre, per le mamme che voglio riproporsi al mondo del lavoro e che hanno voglia di mettersi in gioco, sul nostro portale hanno la possibilità di seguire percorsi sulla leadership femminile. Questi corsi, offerti grazie alla nostra partnership con À-Valore si concentrano sul far comprendere alle donne che la maternità deve essere vissuta come un’esperienza formativa, un plus per potersi rilanciare sul mercato del lavoro con più consapevolezza e non come un ostacolo e una rinuncia alla propria vita professionale.

 

Se vuoi scoprire di più sul nostro servizio Welfare ed invertire questo trend, contattaci a info@happily-welfare.it.

 

 

 

 

 

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